Sardegna in vendita: il doppio gioco della politica regionale
La vicenda di Cala Finanza ha sollevato un velo di indignazione collettiva, ma rappresenta soltanto la classica punta dell’iceberg. L’attenzione dei cittadini, dei comitati e di chiunque abbia a cuore l’autodeterminazione della Sardegna non deve calare nemmeno di un millimetro nei confronti degli atti normativi e amministrativi prodotti da questa classe politica.
Il rischio reale è quello di farsi distrarre dalla messinscena del dibattito pubblico: una narrazione sapientemente orchestrata in cui le istituzioni regionali fingono di erigere barricate e annunciano ricorsi dell’ultimo minuto a favore di telecamera, mentre nei fatti, carta alla mano, predispongono l’esatto contrario. Dietro la facciata della resistenza autonomistica si nasconde un’attività burocratica silenziosa e costante che segue perfettamente i dettami dello Stato centrale, edificando un sistema legislativo e amministrativo volto a spianare la strada alla totale svendita del territorio sardo ai grandi capitali esteri.
Un’operazione mastodontica che viene fatta passare sotto i rassicuranti vessilli dello “sviluppo” e del “miglioramento economico”, ma il cui esito strutturale è già segnato: relegare i sardi a fare da operai, vigilanti o camerieri a casa propria, dipendenti dai nuovi padroni della loro terra.
Per comprendere l’esatta anatomia di questo doppio gioco, non servono supposizioni: basta analizzare i documenti ufficiali che la burocrazia regionale produce lontano dai riflettori delle piazze.
La tracciabilità dell’atto: la spinta del Ministero dietro la vetrina regionale
Il perno documentale di questa strategia è la Determinazione di approvazione n. 543 .pdf, emanata dal Centro Regionale di Programmazione (Regione Autonoma della Sardegna, RAS AOO 03-60-00, Prot. Interno n. 5873 del 22/06/2026). L’oggetto del provvedimento è inequivocabile: «Approvazione dell’Avviso pubblico “Manifestazione di interesse finalizzata alla mappatura di opportunità insediative e di investimento in Sardegna” e dei relativi allegati».
Un’analisi rigorosa e letterale delle premesse di questo atto dimostra come la Regione non stia agendo in autonomia per la tutela dei propri spazi, bensì come diretta cinghia di trasmissione degli ordini ministeriali romani. Il testo esplicita chiaramente l’origine dell’impulso politico, citando la:
«richiesta del Ministero delle Imprese e del Made in Italy finalizzata alla raccolta e valorizzazione delle opportunità di insediamento da inserire nel portale gestito dalla Segreteria Tecnica del Comitato Attrazione Investimenti Esteri (CAIE)».
L’obiettivo strategico regionale non è la conservazione o la pianificazione ecologica, ma l’allineamento a una precisa linea di mercatizzazione del suolo, definita dalla precedente «Deliberazione della Giunta regionale n. 2/50 del 18 gennaio 2024, recante “Strategia in tema di attrazione degli investimenti”, che individua tra le priorità regionali la definizione di una strategia organica per l’attrazione degli investimenti e, tra le azioni operative, la mappatura delle opportunità insediative e il rafforzamento del raccordo con gli organismi nazionali e internazionali competenti».
L’atto formale assegna al Centro Regionale di Programmazione un mandato esplicito, mettendone nero su bianco il:
«ruolo proattivo nella definizione e promozione dell’offerta territoriale della Sardegna nei confronti degli investitori nazionali ed esteri».
È l’ammissione testuale del doppio binario: mentre pubblicamente si denuncia l’ingerenza dello Stato e delle multinazionali, internamente si lavora in modo “proattivo” per impacchettare l’”offerta territoriale della Sardegna” e consegnarla ai medesimi investitori esteri tramite i canali del CAIE.
Il meccanismo dello “Sportello Continuo”: la liquidazione del controllo civico
Passando all’esame dell’Allegato _ A Avviso Integrato.pdf, che contiene il testo normativo della Manifestazione di interesse, emergono i dispositivi tecnici scelti per neutralizzare preventivamente qualsiasi forma di opposizione sociale o controllo dal basso. Il primo e più pericoloso di questi dispositivi è disciplinato dall’Articolo 4, che definisce le modalità e i termini di adesione alla mappatura.
Il testo stabilisce testualmente:
«La manifestazione di interesse può essere presentata a partire dalla data di pubblicazione del presente Avviso e, in coerenza con la finalità di mappatura dinamica delle opportunità di insediamento, senza un termine finale predeterminato. La procedura è pertanto aperta a presentazione continua (cosiddetto “sportello”): le adesioni sono acquisite e istruite secondo l’ordine cronologico di ricevimento ed è consentito l’aggiornamento periodico dell’elenco di cui all’art. 6».
Dal punto di vista della trasparenza giornalistica e della difesa del territorio, la scelta dello “sportello continuo” senza scadenza rappresenta una precisa barriera contro il controllo pubblico. Un bando ordinario, con scadenze fisse e pubblicazione finale simultanea, permette ai comitati cittadini, ai sindaci e alla stampa indipendente di analizzare i progetti nella loro totalità, valutando l’impatto cumulativo delle richieste su una determinata area geografica. La procedura a “sportello continuo”, basata sul mero “ordine cronologico di ricevimento”, parcellizza il processo di inserimento dei suoli nel mercato internazionale. I terreni vengono censiti, valutati e inclusi nei portali di investimento giorno dopo giorno, in modo atomizzato e silenzioso, attuando scientificamente la strategia del fatto compiuto contro le popolazioni locali.
L’impatto distribuito della frammentazione: la soglia dei 5.000 metri quadri
L’analisi tecnica dei requisiti dimensionali degli asset territoriali candidabili svela la reale capillarità dell’assalto massivo previsto dalla Regione. La frammentazione non è una conseguenza collaterale non voluta, ma un parametro precisamente codificato all’interno dell’Articolo 2 e dell’Articolo 3 dell’Allegato _ A Avviso Integrato.pdf.
Il documento definisce formalmente due distinte categorie di opportunità insediative destinate alla promozione internazionale:
«a) opportunità insediative “greenfield”, consistenti in aree edificabili aventi destinazione d’uso urbanistica o produttiva, come previsto dallo strumento urbanistico generale del Comune avente una superficie territoriale pari ad almeno 5.000 mq».
«b) opportunità insediative “brownfield”, consistenti in edifici e aree esistenti a vocazione produttiva industriale o artigianale avente una superficie lorda di pavimento (SLP) pari ad almeno 500 mq».
Fissare la soglia minima per i suoli greenfield – ovvero per le aree libere, naturali o non precedentemente edificate – ad appena 5.000 metri quadri (mezzo ettaro) implica una scelta di campo devastante per la tenuta del paesaggio sardo. Una superficie di mezzo ettaro è la dimensione tipica dei lotti artigianali periferici, delle piccole lottizzazioni commerciali o delle frange di territorio rurale intercluse ai margini delle zone urbane minori. Includendo lotti così ridotti nella mappatura gestita dalla Segreteria Tecnica del CAIE, la Regione non sta cercando investitori per grandi complessi industriali concentrati nei poli storici, ma sta capillarmente esponendo alla speculazione internazionale l’intero tessuto rurale e periurbano dell’isola.
Questo determina una frammentazione irreversibile dei suoli: ogni singolo lotto rurale di 5.000 mq può essere isolato dal contesto agro-pastorale o naturale circostante e immesso nei circuiti dei broker finanziari, scardinando l’omogeneità territoriale che rappresenta la prima e fondamentale barriera di difesa ecologica e paesaggistica della Sardegna.
Il furto di sovranità economica codificato nel testo
Il nucleo ideologico e politico dell’operazione, dove il “furto di sovranità” cessa di essere uno slogan e si trasforma in norma amministrativa, è interamente contenuto nell’Articolo 1 dell’Allegato _ A Avviso Integrato.pdf. In questa sezione, la Regione teorizza esplicitamente l’incapacità del tessuto economico sardo di autogovernarsi e svilupparsi in modo endogeno, proponendo come unica via d’uscita la cessione del controllo azionario e proprietario a entità terze o multinazionali.
Il testo recita testualmente:
«Per le imprese locali che spesso incontrano difficoltà a compete su scala internazionale a causa di risorse limitate, ottenere nuove risorse e conoscenze attraverso fusioni o acquisizioni potrebbe rappresentare una soluzione per ampliare le proprie attività e promuovere l’innovazione».
Subito dopo, l’avviso rincara la dose, esplicitando la linea di indirizzo politico:
«Inoltre, l’apertura del capitale a soggetti terzi e investitori stranieri può costituire una leva strategica per il loro sviluppo».
Questo passaggio sancisce la formale rinuncia alla sovranità economica dell’isola da parte della massima istituzione regionale. La “soluzione” prospettata dinanzi alle difficoltà strutturali delle imprese locali non è lo stanziamento di fondi regionali a tutela della specificità sarda, né il sostegno a reti di cooperazione locale, bensì l’invito formale a farsi incorporare tramite “fusioni o acquisizioni” da parte di gruppi societari esterni, promuovendo sistematicamente l’“apertura del capitale a soggetti terzi e investitori stranieri”.
Il territorio sardo e le sue aziende non vengono considerati come un patrimonio identitario da difendere e valorizzare in loco, ma come meri asset finanziari liquidabili sul mercato globale. La sovranità decisionale sul cosa produrre, come produrlo e dove investire viene sottratta alle comunità locali e delegata ai consigli di amministrazione delle multinazionali straniere che acquisiranno le quote maggioritarie del patrimonio economico e geografico isolano.
La “Semplificazione” amministrativa come smantellamento dei vincoli
Un altro tassello fondamentale del disegno di spossessamento territoriale riguarda la promessa istituzionale di abbattere i controlli burocratici ordinari per agevolare l’insediamento dei capitali privati. Sempre all’Articolo 1 dell’Allegato _ A Avviso Integrato.pdf, la Regione stabilisce la creazione di corsie preferenziali per le imprese che risponderanno al censimento.
Il testo programmatico dichiara l’obiettivo di:
«rendere possibile la definizione di un sistema di strumenti efficace, tra cui le semplificazioni amministrative, incentivi e agevolazioni disegnati per sostenere le imprese interessate a investire e operare in Sardegna».
Per dare concretezza a questa promessa, il successivo Articolo 6 specifica che le informazioni raccolte verranno utilizzate dalla Regione per:
«facilitare l’incontro tra potenziali investitori e soggetti proponenti e per supportare l’erogazione di servizi di accompagnamento agli investitori sul territorio e nei rapporti con la Pubblica Amministrazione».
Nel linguaggio della burocrazia dell’attrazione investimenti, l’espressione “semplificazioni amministrative” applicata a suoli di tipo greenfield possiede un significato ben preciso: la riduzione dei tempi di valutazione dell’impatto ambientale, l’attenuazione delle procedure di verifica paesaggistica e il depotenziamento dei poteri di veto urbanistico dei singoli Comuni. La Regione cessa di configurarsi come l’organo di controllo deputato alla rigorosa verifica del rispetto dei vincoli di tutela, assumendo ufficialmente la veste di un ufficio di “accompagnamento agli investitori” nei loro rapporti con la Pubblica Amministrazione, con il compito esplicito di facilitare l’iter e spianare la strada alle richieste dei gruppi privati.
Sebbene l’Articolo 4 contenga una clausola formale di salvaguardia in cui si afferma che «la presente manifestazione di interesse non sostituisce né anticipa l’acquisizione di autorizzazioni, nulla osta, pareri o altri atti di assenso», il vero vulnus risiede nella creazione di una pressione politica e istituzionale preventiva: un lotto inserito nel database ufficiale del Ministero delle Imprese (MIMIT) e del CAIE viene catalogato come “pronto all’uso”, costringendo successivamente le strutture tecniche regionali e comunali a piegare le regole urbanistiche per non perdere l’investimento internazionale promesso.
Il macro-disegno legislativo: la privatizzazione di FER e PPR
L’analisi letterale della Determinazione n. 543 e del suo Allegato A acquista una luce ancora più nitida se inserita nel quadro macro-economico e normativo che la nostra redazione ha potuto verificare attraverso le ultime inchieste sul campo. Questa mappatura sistematica dei lotti da 5.000 mq non è infatti un atto isolato, ma si connette perfettamente con i recenti bandi miliardari emanati dalla Regione, che prevedono l’affidamento a soggetti privati sia del rilascio delle Autorizzazioni Uniche sugli impianti di Fonti Energetiche Rinnovabili (FER), sia delle attività di aggiornamento e revisione dello stesso Piano Paesaggistico Regionale (PPR).
Siamo di fronte a una totale esternalizzazione e privatizzazione delle funzioni sovrane dello Stato e della Regione sul governo del territorio:
La riscrittura del PPR tramite bandi privati: Consegna la revisione delle regole di tutela del paesaggio sardo a società di ingegneria e consulenza esterne. Il PPR, da strumento di vincolo e salvaguardia identitaria nato per porre limiti insormontabili alla speculazione, viene così riscritto dagli stessi attori economici legati alla galassia delle multinazionali dell’energia e dell’edilizia industriale.
La mappatura (Determinazione 543): Individua capillarmente i lotti privati e pubblici, inserendoli nei database dei flussi finanziari globali (CAIE e MIMIT).
La privatizzazione delle Autorizzazioni FER: Affida a mega-consulenti privati stranieri o nazionali la gestione e lo sblocco delle procedure autorizzative uniche per centrali eoliche e fotovoltaiche, togliendo il potere di valutazione ai funzionari pubblici interni e neutralizzando le opposizioni dei territori tramite l’adozione di parametri privatistici.
Questo combinato disposto normativo delinea la perfetta preparazione del sistema legislativo per spianare completamente la strada alla colonizzazione della Sardegna. Si tratta di una cessione strutturale di sovranità mascherata da efficientamento amministrativo, modernizzazione e transizione ecologica. Il risultato finale di questo meccanismo esclude totalmente il popolo sardo dai processi decisionali e dai reali benefici economici. Le multinazionali straniere deterranno la proprietà dei suoli (acquisiti tramite le “fusioni o acquisizioni” incentivate dall’avviso), gestiranno l’energia prodotta sul nostro vento e sul nostro sole tramite le Autorizzazioni Uniche privatizzate, e scriveranno le regole del nuovo Piano Paesaggistico Regionale a propria immagine e somiglianza.
La stessa logica pervade l’aggiornamento del PEARS, di cui abbiamo discusso in questo articolo.
Ai sardi resteranno le briciole: l’impiego temporaneo a basso valore aggiunto come manovalanza nei cantieri per l’installazione dei pannelli, la vigilanza privata dei siti industriali o i servizi di ristorazione e pulizia per i tecnici in trasferta. Operai e camerieri a casa propria, mentre la terra viene svenduta al miglior offerente.
Sintesi delle evidenze documentali (Fact-Checking)
Al fine di garantire il massimo rigore giornalistico e l’aderenza assoluta ai testi ufficiali esaminati, si riporta di seguito la sintesi dei dati fattuali emersi, corredati dalle citazioni letterali racchiuse tra parentesi che ne attestano l’inconfutabile veridicità:
Le strutture regionali si mettono al servizio degli investitori privati per mediare con la PA: («utilizzare le informazioni raccolte (…) per supportare l’erogazione di servizi di accompagnamento agli investitori sul territorio e nei rapporti con la Pubblica Amministrazione» – Allegato A, Art. 6).
L’atto risponde a una precisa richiesta dello Stato centrale per l’attrazione di capitali esteri: («richiesta del Ministero delle Imprese e del Made in Italy finalizzata alla raccolta e valorizzazione delle opportunità di insediamento da inserire nel portale gestito dalla Segreteria Tecnica del Comitato Attrazione Investimenti Esteri (CAIE)» – Determinazione n. 543, Premesse).
La Regione assume un ruolo attivo nel collocamento sul mercato internazionale del territorio sardo: («ruolo proattivo nella definizione e promozione dell’offerta territoriale della Sardegna nei confronti degli investitori nazionali ed esteri» – Determinazione n. 543, Premesse).
La mappatura include i suoli naturali e agricoli non precedentemente edificati: («permane l’esigenza di ampliare tale patrimonio informativo attraverso la rilevazione di opportunità insediative pubbliche e private, sia di tipo greenfield che brownfield» – Determinazione n. 543, Premesse).
La procedura esclude finestre temporali d’osservazione collettiva a favore dello sportello continuo: («La procedura è pertanto aperta a presentazione continua (cosiddetto “sportello”): le adesioni sono acquisite e istruite secondo l’ordine cronologico di ricevimento» – Allegato A, Art. 4).
La soglia di frammentazione per i suoli liberi è fissata a soli 5.000 metri quadri: («opportunità insediative “greenfield”, consistenti in aree edificabili aventi destinazione d’uso urbanistica o produttiva, come previsto dallo strumento urbanistico generale del Comune avente una superficie territoriale pari ad almeno 5.000 mq» – Allegato A, Art. 2).
La Regione individua nell’acquisizione esterna delle imprese sarde la soluzione di sviluppo: («ottenere nuove risorse e conoscenze attraverso fusioni o acquisizioni potrebbe rappresentare una soluzione per ampliare le proprie attività e promuovere l’innovazione» – Allegato A, Art. 1).
Viene formalmente incentivato l’ingresso di capitali e investitori stranieri nel tessuto locale: («l’apertura del capitale a soggetti terzi e investitori stranieri può costituire una leva strategica per il loro sviluppo» – Allegato A, Art. 1).
Il bando prevede l’abbattimento delle barriere ordinarie tramite flessibilità burocratica: («definizione di un sistema di strumenti efficace, tra cui le semplificazioni amministrative, incentivi e agevolazioni disegnati per sostenere le imprese interessate a investire e operare in Sardegna» – Allegato A, Art. 1).
Le strutture regionali si mettono al servizio degli investitori privati per mediare con la PA: («utilizzare le informazioni raccolte (…) per supportare l’erogazione di servizi di accompagnamento agli investitori sul territorio e nei rapporti con la Pubblica Amministrazione» – Allegato A, Art. 6).
La finta resistenza della politica sarda si infrange contro la durezza di questi atti pubblici. LOGU continuerà a monitorare ogni singolo atto, perché la difesa della Sardegna non si fa con la retorica dei ricorsi tardivi, ma svelando i meccanismi con cui, giorno dopo giorno, viene firmata la svendita della nostra terra.



Un commento
Bianca Serusi
bravi, ottimo lavoro