Cala Finanza, non è ancora finita: La ritirata sulla ZES, il presidio fisso e l’anomalia della Delibera 58
La prima vittoria: La caduta della ZES e la vigilanza popolare
La recente revoca della Delibera n. 50 del Comune di Loiri Porto San Paolo e il conseguente arresto della Zona Economica Speciale (ZES) da parte del governo centrale, sono stati una grande vittoria per Cala Finanza e per tutto il popolo sardo.
Il fattore determinante che ha costretto le istituzioni a una ritirata forzata è stata la mobilitazione della comunità iniziata con la denuncia degli abitanti del luogo, sostenuta dalla raccolta firme che ha superato la quota di 100 mila adesioni e culminata nella manifestazione di protesta dello scorso primo luglio. Non si è trattato di un semplice dissenso virtuale: la risposta sul campo è stata immediata, visibile e dirompente.
Subito dopo il corteo, i cittadini e gli attivisti hanno tradotto la rabbia in azione concreta, istituendo sul posto un presidio fisso che vigila sul litorale giorno e notte. È questa eccezionale resistenza fisica, l’occupazione pacifica e determinata del territorio, che sbarra la strada ai progetti di antropizzazione costiera, mantenendo alta l’attenzione e stimolando un forte riscontro mediatico.
L’abbattimento della corsia preferenziale burocratica garantita dalla ZES rappresenta un traguardo storico, ma la natura delle forze in gioco impone di non cadere nel tranello dell’appagamento. La fine della ZES rimuove lo strumento procedurale più rapido e invasivo a disposizione dei privati, ma non cancella le mire economiche sulla baia. La comunità ha compreso che la vigilanza attiva non può essere smantellata: il presidio resta fisicamente attivo perché gli elementi di rischio non sono affatto svaniti e le tutele ambientali continuano a essere minacciate da strategie amministrative parallele che si muovono nell’ombra, pronte a sfruttare ogni minima distrazione dei cittadini.
Le geometrie del potere: L’asse Loiri-Cagliari e il disprezzo per il territorio
Per comprendere lo sviluppo di questa complessa vicenda e l’incredibile resilienza dei progetti privati, è necessario considerare le continuità istituzionali che legano l’amministrazione locale ai vertici del potere regionale. Un dato oggettivo e centrale è rappresentato dal ruolo dell’attuale Vicepresidente della Regione Autonoma della Sardegna Giuseppe Meloni. Quest’ultimo ha guidato per anni, in veste di sindaco, il Comune di Loiri Porto San Paolo, consolidando un radicamento profondo e una fitta rete di relazioni all’interno del tessuto politico e amministrativo locale.
Questa filiera politica diretta tra il centro costiero e le stanze di Cagliari solleva interrogativi inevitabili sulla linearità delle decisioni urbanistiche. La vicinanza istituzionale si sposa perfettamente con la linea ideologica ed economica espressa dall’attuale giunta regionale, la quale non fa mistero della propria propensione strategica a voler attrarre ed agevolare grandi “investitori esteri”. Si tratta di un approccio politico che si sviluppa attraverso una duplice azione penalizzante: da un lato, una giungla burocratica e vincolistica che rende sistematicamente la vita impossibile alle piccole e medie imprese locali; dall’altro, la reiterazione di una retorica che dipinge i sardi come storicamente e antropologicamente incapaci di generare attività economiche redditizie, moderne e autosufficienti sul proprio territorio.
Questa impostazione politica non costituisce una novità per i lettori di LOGU. Troviamo infatti un riscontro preciso e documentato in una nostra precedente inchiesta riguardante la Determinazione di approvazione n. 543. Già in quel frangente, l’analisi dei documenti amministrativi aveva messo a nudo la tendenza a predisporre canali di ascolto privilegiati e corsie burocratiche protette per i colossi finanziari d’oltremare, a totale discapito della pianificazione territoriale interna e della sopravvivenza del tessuto economico locale.
L’escamotage dei brasiliani: le stanze galleggianti
Il contrasto stridente tra la rigidità applicata ai cittadini e la tolleranza riservata ai grandi interessi privati emerge con straordinaria evidenza in un episodio locale emblematico. Da un lato, si registra il pugno di ferro delle autorità, materializzatosi nell’elevazione di una sanzione amministrativa per un semplice tavolino dimenticato sulla banchina da parte di piccoli operatori locali. Dall’altro, questo rigore millimetrico, inflessibile e punitivo scompare completamente se si volge lo sguardo verso lo specchio acqueo antistante la costa, dove la pressione speculativa ha assunto forme fluide e inedite.
Come recentemente denunciato dal comitato locale SOS Cala Finanza nella sua pagina Facebook, è stata accertata la presenza nella baia di imbarcazioni stabilmente ormeggiate e adibite a vere e proprie “stanze d’albergo galleggianti”. Si tratta di un espediente logistico chiarissimo: di fronte al progressivo restringersi dei vincoli di inedificabilità sui terreni costieri, la società Fasano ha teso a spostare l’asse del business direttamente sul mare, nel tentativo di aggirare i divieti edilizi vigenti a terra e generare posti letto di lusso in spazi marittimi protetti.
Questa modalità ricettiva si scontra frontalmente con il quadro normativo nazionale e regionale:
- Il Codice della Navigazione: Regola in modo tassativo l’uso del demanio marittimo e i titoli concessori. L’utilizzo di unità da diporto per finalità commerciali e ricettive stanziali richiede autorizzazioni specifiche e non può trasformarsi in un aggiramento surrettizio dei piani urbanistici comunali.
- La disciplina della Regione Sardegna sull’Albergo Nautico Diffuso: Questa normativa impone standard rigidi in materia di ormeggio, sicurezza, approvvigionamento e, soprattutto, smaltimento dei reflui e degli scarichi nei corpi idrici superficiali.
La trasformazione di natanti in dépendance alberghiere stanziali in un’area ecologicamente sensibile rappresenta una forzatura delle regole che rischia di determinare un impatto ambientale insostenibile. Questo sistema ricettivo fluttuante, inoltre, si pone in diretta connessione con le mire e i possibili futuri interventi legati ai terreni situati sull’isola di Tavolara, estendendo la pressione antropica ben oltre la linea di costa e minacciando l’integrità di un intero ecosistema protetto.
La Delibera 58: Interessi privati e scenari possibili
Contrariamente a come si pensa, l’atto in questione non interviene sui terreni costieri di Lu Bagnu acquistati dalla Tavolara Bay S.r.l. né riguarda direttamente il mega-progetto pubblicizzato della Fasano relativo al residence esteso con campo da golf. I documenti parlano chiaro: l’oggetto della delibera è una porzione territoriale situata all’interno del paese, identificata come area artigianale. Ma questo non significa che sia completamente scollegata dalla vicenda.
Anomalie formali e fretta procedurale
L’esame tecnico del documento fa emergere immediatamente una serie di vistosissime anomalie formali, refusi normativi grossolani e contraddizioni testuali interne. La sciatteria nella redazione dell’atto e la mancanza di una rigorosa coerenza giuridica rappresentano la spia evidente di una fretta sospetta nella stesura e nell’approvazione del provvedimento, avvenuta due giorni prima di Natale.
Il pasticcio delle superfici smarrite: Nella relazione di accompagnamento si dichiara esplicitamente che la superficie territoriale del nuovo comparto F4.19 rimarrà invariata rispetto al vecchio comparto D2.4, ossia 38.067 mq. Tuttavia, confrontando questo dato con la tabella delle Norme Tecniche di Attuazione (NTA) in variante all’Art. 23, la superficie per il comparto F4.19 scende improvvisamente a 35.680 mq. Ballano esattamente 2.387 mq volatilizzati nel nulla. Questo errore d’ufficio fa variare anche l’indice territoriale reale, che nella tabella diventa di 0,35 mc/mq anziché lo 0,33 mc/mq indicato nella relazione tecnica.
Il carico antropico sui “bagnanti”: Nella relazione si afferma che la volumetria ricettiva (7.555,76 mc) corrisponde a 84 bagnanti, dichiarando di applicare il parametro di 70 mc/bagnante. Calcolatrice alla mano, la divisione reale (7.555,76 / 70) produce in realtà 108 bagnanti. Per far quadrare la cifra di 84 hanno in realtà applicato il parametro di 90 mc (riportato poi nell’intestazione della tabella in variante). In questo modo hanno formalmente sottostimato l’impatto del carico umano sulla costa di ben 24 unità.
La deregulation del “trasferimento volante”: All’articolo 23 delle NTA in variante è stato introdotto il comma 11.2. Questa norma inserisce la possibilità di trasferire le volumetrie tra lotti anche non contigui dello stesso comparto tramite accordo privato registrato. Si tratta di uno strumento di deregolamentazione notevole, che permette la concentrazione di massicce cubature su singoli punti caldi (magari i lotti più vicini al mare o di maggior pregio paesaggistico), svuotando di fatto il principio di una pianificazione d’insieme equilibrata.
Il quadro politico: lo scontro nei verbali
I verbali delle dichiarazioni allegati (voto finale: 8 favorevoli, 1 contrario e 2 astenuti) mettono in luce la profonda spaccatura interna al Consiglio comunale:
- Elio Decandia (Voto Contrario): Solleva una critica di metodo e di merito, lamentando la mancanza di un’istruttoria approfondita e di un parere giuridico per tutelare l’ente da potenziali danni economici verso terzi. Ricorda inoltre che il tessuto urbano non può reggersi solo su “alberghi e seconde case” e difende le attività artigianali storiche attive nell’area (come un autolavaggio) che rischiano di essere penalizzate.
- Il Sindaco (Voto Favorevole): Liquida le obiezioni come “allarmismi inutili e infondati”, assicurando che le attività attuali sono salve poiché compatibili come “esercizi di vicinato sotto i 500 mq” anche nella futura zona F. Scarica poi la responsabilità urbanistica sulle amministrazioni precedenti, definendo la vecchia sottozona D un retaggio inefficiente degli anni ’90.
Questa frettolosità procedurale parrebbe giustificarsi con l’esigenza politica di blindare una via secondaria di pianificazione prima che il contesto normativo generale e la crescente pressione popolare modificassero gli equilibri del comune.
La variante urbanistica: un regalo del 35% sul valore dei lotti
Un dato oggettivo di fondamentale importanza risiede nella genesi di questo provvedimento: la variazione della destinazione d’uso urbanistica non è frutto di un piano organico di sviluppo comunale, ma è stata espressamente sollecitata dai proprietari dei singoli lotti dell’ex area artigianale. La variante concede un incremento volumetrico netto di 3.316,14 mc privati rispetto a quanto originariamente pianificato, giustificando politicamente l’aumento di carico con lo stato di parziale abbandono della vecchia lottizzazione “Decandia Giovanni”. L’introduzione della formula della ricettività diffusa — resa possibile dallo spezzettamento e dall’accorpamento dei lotti non contigui — determina così una conseguenza economica immediata: un’impennata eccezionale del valore commerciale e immobiliare di terreni che, fino al giorno prima, erano vincolati ad attività a basso reddito.
Il potenziale volumetrico: lo scenario dei 9 piani
Il pericolo strutturale insito nella Delibera n. 58 diventa evidente quando si analizzano i parametri edilizi teoricamente ammessi dalle nuove regole del gioco. L’atto rende legalmente possibile la progettazione e la costruzione di strutture ricettive d’alto bordo caratterizzate da altezze e volumetrie smisurate, capaci di spingersi teoricamente fino a 9 piani di altezza fuori terra. È doveroso precisare, nel rispetto della verità dei fatti, che allo stato attuale non esiste alcun progetto depositato né alcuna manifestazione di interesse ufficiale presentata da società private per l’edificazione di un simile colosso. Tuttavia, la previsione normativa di una simile volumetria – del tutto aliena al contesto economico, urbanistico e identitario del paese – apre il campo a precise e fondate ipotesi strategiche.
Questo repentino cambio di regole suggerisce l’esistenza di una pianificazione preventiva, volta a trasformare l’area interna in una “testa di ponte” logistica. Un’operazione che avrebbe il doppio vantaggio economico di rivalutare i lotti privati dei richiedenti e, al contempo, offrire una sponda logistica retrostante per dialogare con le “barche-hotel” sul litorale. In questo modo, la società privata manterrebbe un forte presidio economico nel comune qualora la costa venisse parzialmente blindata dai giudici. L’altra ipotesi sul tavolo riguarda l’agevolazione per nuovi gruppi internazionali: le regole della Delibera 58 potrebbero servire a preparare il terreno normativo per l’ingresso di società estere dotate di grandi capitali, le uniche in grado di sfruttare concessioni volumetriche di tale portata.
L’8 luglio al TAR: Il principio che difende l’identità sarda
I fili di questa fitta trama amministrativa, urbanistica e politica sono destinati a convergere verso la data dell’8 luglio, giorno in cui è attesa la pronuncia dei giudici del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Sardegna.
Il ricorso pendente davanti al TAR si concentra sulla legittimità dell’istituzione della ZES sull’area di Villa Joy e sulle modalità procedurali attraverso le quali lo Stato ha tentato di scavalcare le competenze regionali e le difese territoriali dell’isola. La sentenza, dal punto di vista strettamente tecnico, non si esprimerà in modo diretto sulle aree esterne a quel contenzioso, come i terreni di Lu Bagnu o l’ex area artigianale della Delibera n. 58.
Nonostante questo limite, l’effetto domino politico e giuridico del verdetto è potenzialmente più ampio. Qualora i giudici amministrativi dovessero accogliere il ricorso, sancirebbero un principio giurisprudenziale sacro e inviolabile: le disposizioni statali o le deroghe straordinarie non possono in alcun modo calpestare, ignorare o aggirare le norme di tutela ambientale e paesaggistica stabilite dal PPR (Piano Paesaggistico Regionale) della Sardegna.
L’affermazione di questo principio creerebbe uno scudo legale insuperabile a difesa dell’autonomia e del territorio sardo. Se il PPR verrà riconosciuto dal TAR come norma sovraordinata e inderogabile di fronte alle spinte esterne, la validità dei suoi vincoli diventerà un precedente fondamentale applicabile a cascata su tutte le aree sensibili della costa, inclusi i delicatissimi terreni di Lu Bagnu. Una sentenza favorevole del TAR non si limiterà a risolvere una disputa su un singolo lotto, ma blinderà l’inedificabilità della fascia costiera, privando il disegno speculativo del suo nucleo principale e lasciando i promotori del progetto privato isolati e scoperti.
In questo scenario, rimarrebbero confinati ai soli varchi interni aperti dalla Delibera n. 58: un provvedimento che, proprio per questo, non può essere ignorato e andrà comunque revocato per vie amministrative o politiche, cancellando ogni residua scappatoia. La partita rimane aperta, e il presidio fisico di Cala Finanza resta a guardia di quelle coste, pronto a denunciare ogni tentativo di liquidare i diritti della comunità nel silenzio generale.


