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I Fatti dietro la Narrazione: PEARS Sardegna, Metanodotto e Inchieste Giudiziarie

La discussione pubblica in Sardegna si muove spesso su binari fortemente polarizzati, dove il dibattito si riduce a uno scontro tra opposte fazioni politiche o visioni ideologiche. Spesso si preferisce l’illusione rassicurante di una narrativa lineare rispetto alla complessità di chi analizza gli atti ed esercita la competenza tecnica per salvaguardare il territorio. Esiste tuttavia un piano parallelo, fatto di documenti amministrativi, delibere e dati, che definisce il futuro reale dell’isola al di là delle dichiarazioni ufficiali.

Lo strumento cardine di questa trasformazione è il PEARS (Piano Energetico Ambientale Regionale della Sardegna), attualmente in fase di aggiornamento e sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica (VAS) sotto la gestione della Giunta Todde. Il PEARS non è un semplice manifesto di intenti: si tratta di un atto di pianificazione vincolante che, una volta approvato definitivamente, assumerà valore di Legge, decretando quali infrastrutture energetiche e quanti impianti fossili o rinnovabili verranno autorizzati in Sardegna nei prossimi decenni.

La continuità amministrativa dal DPCM Draghi al nuovo PEARS

Per comprendere la struttura tecnica del nuovo piano energetico regionale è necessario risalire al 2022, anno dell’approvazione del DPCM Energia da parte del Governo Draghi. L’allora Viceministra allo Sviluppo Economico, Alessandra Todde, fu tra i sottoscrittori di quel provvedimento che fissava gli obiettivi di decarbonizzazione e i corridoi infrastrutturali per la Sardegna.

I documenti progettuali che oggi compongono l’aggiornamento del PEARS Sardegna ricalcano i presupposti di quel decreto ministeriale. La pianificazione attuale della Giunta Regionale si trova quindi a recepire e convalidare quell’impianto infrastrutturale basato sul gas e sulle grandi dorsali, inserendolo all’interno dei nuovi vincoli normativi della transizione energetica, per rispettare i patti politici ed economici definiti a Roma quattro anni fa dalla stessa parte politica che ora è all’esecutivo in Sardegna.

Il progetto Enura e i dati delle dorsali Sud e Nord

La pianificazione del gas in Sardegna è rappresentata dal progetto della società Enura S.p.A., che prevede la realizzazione di una rete di gasdotti per complessivi 357 chilometri. Questa estesa infrastruttura lineare è suddivisa nei piani ufficiali in due tratte distinte, ciascuna caratterizzata da specifici vincoli industriali e finanziari:

  • La Fase 1 (Centro-Sud): Prevede la posa di 304 chilometri di condotte con un investimento nominale stimato di 539,6 milioni di euro e un orizzonte di entrata in esercizio tra il 2029 e il 2034. La sostenibilità finanziaria di oltre il 56% dei volumi di gas di questa prima fase (363 MSm³/a su un totale di 646 MSm³/a) è interamente calcolata sui consumi previsti per lo stabilimento Eurallumina di Portovesme, un’azienda da anni in fermo produttivo con il personale in regime di cassa integrazione. Il progetto vincola inoltre il Porto di Oristano, prevedendo il posizionamento permanente di una nave rigassificatrice (FSRU) e della relativa Virtual Pipeline gestita da Snam, con un costo di 326 milioni di euro di Capex reale e 49,9 milioni annui di Opex fissi, ridefinendo radicalmente la vocazione logistica e commerciale dello scalo marittimo e trasformandolo di fatto in una servitù a solo vantaggio della SNAM.
  • La Fase 2 (Nord): Prevede un’estensione di 53 chilometri della rete per connettere Sassari, Alghero e Porto Torres, per un costo nominale di 117,5 milioni di euro, vincolato normativamente alla riconversione a gas della centrale di Fiume Santo. Tuttavia, l’atto di consultazione ufficiale di ARERA (135/2026/R/GAS) del 21 aprile 2026, recependo le simulazioni di rete di Terna, certifica che l’avanzamento del cavo sottomarino Tyrrhenian Link (operativo entro il 2030) rende tecnicamente superflua la presenza di una centrale a gas a Fiume Santo per la sicurezza del sistema elettrico sardo.

Nonostante le autorità energetiche nazionali indichino la cessata necessità tecnica dell’opera, il progetto della dorsale Nord rimane integrato nel PEARS Sardegna. Enura ha presentato un’Analisi Costi-Benefici con un indicatore pari a 9,5, calcolato inserendo però i consumi teorici di Fiume Santo. Senza la centrale, la convenienza economica si azzera.

L’infrastruttura prosegue l’iter in virtù del meccanismo tariffario RAB (Regulated Asset Base), che garantisce ai costruttori un ritorno economico certo sulle spese di capitale investite, scaricato direttamente sulle bollette dei consumatori attraverso le tariffe di rete, indipendentemente dal reale utilizzo futuro dei tubi. A questo carico si aggiunge il costo di switching tecnologico stimato per i cittadini (adeguamento di caldaie e impianti civili al metano), pari a 829 milioni di euro.

L’enigma dei 6,2 GW e il paradosso delle batterie (BESS)

L’aggiornamento del PEARS Sardegna deve coordinare un altro obiettivo quantitativo imposto a livello nazionale dal Decreto Aree Idonee: l’installazione in Sardegna di 6,2 GW (gigawatt) di potenza aggiuntiva da fonti rinnovabili entro il 2030.

L’immissione di una simile quota di energia intermittente (eolico e fotovoltaico) in una rete insulare richiede una parallela infrastruttura di stoccaggio su larga scala. Per questa ragione, il piano accoglie la proliferazione dei sistemi BESS (Battery Energy Storage Systems), ovvero mega-parchi di batterie industriali a ioni di litio da posizionare a ridosso delle stazioni di conversione.

I dati tecnici configurano una precisa sovrapposizione strutturale: l’azione congiunta dei 6,2 GW di rinnovabili, dei sistemi di accumulo BESS e del collegamento Tyrrhenian Link è progettata per coprire e stabilizzare il fabbisogno sardo. Ciononostante, la pianificazione regionale mantiene inalterata la contemporanea realizzazione della terza rete fissa (i metanodotti di Enura da 1,5 miliardi complessivi). I costi di investimento di tutti e tre i sistemi, gestiti da operatori differenti ma regolati da tariffe protette, concorrono alla determinazione dei costi energetici finali a carico della collettività.

Il cavallo di Troia normativo: le “aree idonee aggiuntive”

Per raggiungere la quota monumentale dei 6,2 GW imposta da Roma senza saturare immediatamente le poche zone industriali degradate dell’isola, la pianificazione regionale ha introdotto un preciso espediente tecnico-giuridico: la classificazione delle “aree idonee aggiuntive”.

Dietro questa definizione apparentemente burocratica si nasconde il vero perno della deregolamentazione territoriale. Mentre la propaganda politica rassicura i cittadini parlando di “stretta contro la speculazione” e di tutele per i beni identitari, i testi tecnici del PEARS e delle norme collegate aprono canali paralleli per la sottomissione di nuove porzioni di territorio attraverso regole d’eccezione:

  • La spoliazione dei Comuni: L’inserimento di un terreno nella categoria di “area idonea aggiuntiva” fa scattare una sorta di corsia preferenziale autorizzativa. Questo meccanismo scavalca e depotenzia i Piani Urbanistici Comunali (PUC) e gli strumenti di pianificazione locale. Di fatto, i sindaci e le amministrazioni comunali vengono spogliati di qualsiasi reale potere di veto o di programmazione sul proprio territorio.

  • L’assalto ai terreni agricoli: Sotto il cappello delle aree “aggiuntive” finiscono ampie superfici agricole o contigue a zone vincolate, classificate come idonee per decreto amministrativo per il solo fatto di trovarsi entro una determinata distanza dalle cabine elettriche di Terna o dalle dorsali industriali. Terreni produttivi vengono così equiparati per legge ad aree industriali pronte all’esproprio o alla locazione speculativa a favore delle multinazionali dell’energia.

Le aree idonee aggiuntive operano quindi come un vero e proprio moltiplicatore di superficie a disposizione degli investitori, creando un doppio binario normativo: una facciata di vincoli stringenti per l’opinione pubblica e una retrovia di deroghe amministrative per garantire i target promessi ai mercati.

Lo snodo tecnico dell’ARPAS e l’inchiesta giudiziaria sulle parole

Mentre la direzione politica della Regione procede verso la stabilizzazione del PEARS, gli uffici tecnici interni all’amministrazione — in particolare l’ARPAS (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) e i servizi di valutazione d’impatto ambientale — mantengono il ruolo istituzionale di analizzare la compatibilità dei progetti. Negli ultimi mesi, questi apparati tecnici hanno prodotto relazioni rigorose, applicando i criteri dell’effetto cumulo delle installazioni e della capacità di carico del territorio, sollevando rilievi scientifici sulla frammentazione degli ecosistemi e sul rischio idrogeologico. Molti dei funzionari in forza a questi uffici appartengono alle strutture create durante le precedenti legislature, mantenendo un’oggettiva distanza amministrativa rispetto agli obiettivi politici dell’attuale esecutivo.

Con un tempismo perfetto, proprio in questo preciso snodo temporale, l’ARPAS è divenuta oggetto di una complessa indagine della Procura della Repubblica di Cagliari sul cosiddetto “Sistema Arpas”. Come evidenziato dall’analisi documentale pubblicata dall’ex assessore Paolo Maninchedda (consultabile a questo link), l’inchiesta giudiziaria si concentra principalmente su intercettazioni telefoniche relative alla passata gestione dell’agenzia. L’impianto accusatorio si muove sulla ricostruzione di relazioni personali, promesse e ipotesi di reato legate al traffico di influenze, focalizzandosi sulle parole pronunciate al telefono dai funzionari piuttosto che su atti amministrativi o flussi finanziari concreti.

Questo focus giudiziario produce un effetto sul piano istituzionale: la diffusione dell’inchiesta coincide temporalmente con la fase più delicata di espressione dei pareri ambientali sul PEARS, determinando un oggettivo indebolimento dell’autorevolezza pubblica dell’organo di controllo proprio mentre i suoi tecnici firmano i report più critici sulla saturazione energetica del territorio. Contemporaneamente, le macroscopiche incongruenze documentali depositate nei piani energetici della Regione — quali l’approvazione di condotte smentite dai bollettini Terna o basate su poli industriali fermi — proseguono l’iter amministrativo senza essere oggetto di verifiche o accertamenti esterni.

I punti di contestabilità del PEARS

L’analisi incrociata dei documenti ufficiali fa emergere precise criticità intrinseche al Piano Energetico, che ne costituiscono i principali punti di contestabilità sotto il profilo logico e amministrativo:

  • Sopravvenuta carenza di presupposto (Dorsale Nord): La pianificazione della Fase 2 non recepisce l’atto ARERA 135/2026/R/GAS. L’inserimento in un piano di legge di un’opera definita non necessaria per il fabbisogno termoelettrico configura un vizio di coerenza programmatoria.
  • Difetto di istruttoria sulla domanda reale (Dorsale Sud): Il piano economico-finanziario della Fase 1 si fonda su proiezioni di consumo (Eurallumina) non rispondenti allo stato reale di inattività del polo industriale del Sulcis.
  • Destinazione d’uso e vincolo portuale: La localizzazione della FSRU nel Porto di Oristano avviene senza una preventiva valutazione di compatibilità con i piani di sviluppo commerciale, logistico e di diversificazione economica dello scalo preesistente.

  • Eccesso di potere per contraddittorietà ed elusione della pianificazione locale (“aree idonee aggiuntive”): La creazione di corridoi e aree idonee aggiuntive per via amministrativa scavalca l’autonomia gestionale dei Comuni (violando il principio di sussidiarietà), configurando un vizio di legittimità per il contrasto insanabile tra la dichiarata tutela del paesaggio e la sottomissione coatta di suolo agricolo ai progetti industriali.
  • Sovrapposizione e sovraccapacità pianificatoria: L’approvazione simultanea del target di 6,2 GW di rinnovabili, dei relativi accumuli a batteria (BESS) e della rete fissa del gas genera una ridondanza infrastrutturale, dove il territorio subisce il triplo carico d’impatto e l’utente finale sostiene i relativi costi tariffari.
  • Mancata integrazione dei rilievi sull’effetto cumulo: I report tecnici dell’ARPAS riguardanti la saturazione visiva, l’erosione del suolo e il dissesto idrogeologico risultano disallineati rispetto alle delibere di autorizzazione delle “aree idonee aggiuntive”.

Avviso ai cittadini: Il diritto alle Osservazioni formali

La partita ambientale e normativa non è conclusa. Essendo l’aggiornamento del PEARS Sardegna attualmente sottoposto alla procedura di VAS (Valutazione Ambientale Strategica), la legge garantisce a tutti i cittadini, ai comitati, alle associazioni e agli enti locali il diritto di intervenire direttamente nel procedimento amministrativo.

Ogni soggetto interessato ha la facoltà di presentare le proprie Osservazioni formali scritte entro i termini perentori stabiliti dalla pubblicazione degli atti sul BURAS (Bollettino Ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna). Le osservazioni devono fondarsi sui rilievi tecnici, economici e ambientali estratti dai documenti ufficiali — come i dati ARERA/Terna sulla centrale di Fiume Santo o i bilanci occupazionali del Sulcis. I documenti depositati vincolano la pubblica amministrazione a una risposta puntuale e costituiscono la base giuridica necessaria per l’eventuale proposizione di ricorsi avanti al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale).

I fatti e i dati sono tracciati: spetta ora alle comunità del territorio valutarli e utilizzarli nei termini di legge.




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