Il Sistema Cala Finanza: Tra Resort d’Élite, Campi da Golf e l’Incubo delle Rinnovabili Industriali
C’è un silenzio antico che avvolge Cala Finanza, dove il profumo acre dell’elicriso e del mirto si deposita sul granito rosa, a pochi passi da un mare cristallino che si allunga all’ombra dell’imponenza di Tavolara.
È una terra di equilibri precari e bellissimi, una sottile striscia nel comune di Loiri Porto San Paolo che oggi fotografa alla perfezione il destino presente e futuro dell’intera Sardegna costiera. Chi osserva questa vicenda dall’esterno potrebbe pensare al classico, vecchio scontro tra la tutela del paesaggio e il cemento di un nuovo insediamento turistico. La realtà che emerge dai documenti ufficiali, tuttavia, delinea uno scenario molto più complesso e inquietante: un modello sistemico in cui la valorizzazione turistica d’élite e la speculazione energetica più aggressiva si fondono in un unico, integrato modello di sfruttamento territoriale.
Per capire come si sia arrivati al rischio concreto di vedere quest’area stravolta dall’approvazione del progetto societario della Tavolara Bay e della Porto San Paolo Farm, è necessario smontare pezzo per pezzo la filiera burocratica, svelando come le dinamiche familiari delle amministrazioni locali, ma anche la frammentazione interna della macchina amministrativa regionale, abbiano preparato il terreno al violento intervento sostitutivo del governo centrale.
Il Cambio di Destinazione d’Uso e il Disegno Sistemico: Dalla Terra al Lusso
Il cuore tecnico della trasformazione risiede in una sigla: il passaggio dei terreni di Cala Finanza e delle aree limitrofe da zone di massima tutela a spazi edificabili. Fino a poco tempo fa, la pianificazione locale classificava questi suoli come Zona H2 (pregio ambientale) e Zona H3 (salvaguardia ambientale), affiancate dalla dicitura E5c, ovvero aree marginali destinate all’attività agricola. Campi da pascolo e seminativi che lo scudo del Piano Paesaggistico Regionale (PPR) avrebbe dovuto preservare intatti.
L’operazione immobiliare odierna modifica questa impostazione attraverso un Masterplan diviso in due fasi distinte ma strettamente connesse.
- La Fase 1, incentrata su Cala Finanza, prevede la trasformazione di una villa privata nell’Hotel Fasano Sardegna (con almeno 40 camere), un villaggio con boutique, un pontile privato e strutture removibili destinate al glamping d’élite.
- La Fase 2, localizzata nella zona di Lu Stagnu, consiste in un immenso complesso composto da un campo da golf a 18 buche, ville e resort di lusso, un eliporto e nuove volumetrie residenziali destinate alla vendita.
Incrociando i dati dell’Agenzia delle Entrate, però, si scopre che la società veicolo ha già rastrellato circa 81 terreni, per un’estensione complessiva che oscilla tra i 45 e i 50 ettari tutto intorno all’appezzamento dove dovrebbe sorgere il residence. Il vero obiettivo dell’operazione appare mostruoso: è quello di edificare una fortezza dorata e blindata per le vacanze dei grandi magnati globali, cingendo al contempo questo nucleo esclusivo con impianti per la produzione di energia rinnovabile di taglio industriale.
Sfruttando la medesima elasticità urbanistica e le diversificazioni societarie, i terreni agricoli adiacenti sono destinati a ospitare impianti fotovoltaici ed eolici. Un modello in cui il lusso isolato sul mare viene protetto visivamente e fisicamente da una barriera artificiale di silicio che colonizza e cancella la campagna sarda circostante.
Le “Due Mani” della RAS: Il Paradosso Istituzionale
Un piano di tale portata ha richiesto una marcia forzata scandita da tappe amministrative ben precise. Dietro l’operazione si muove una struttura a due livelli tipica delle grandi speculazioni: al vertice si trova la JHSF Participações, colosso brasiliano quotato in borsa e proprietario del marchio Fasano, mentre sul territorio opera la Tavolara Bay S.r.l. (costituita nel settembre 2022), una Special Purpose Vehicle (società veicolo) a maggioranza brasiliana ma partecipata da fondi lussemburghesi (CSFG RE Europe Sarl) e costruttori italiani (Bizzi & Partners Spa, UBK Spa, Valore Real Estate Srl).
La politica locale si è adoperata per fornire il supporto necessario attraverso varianti urbanistiche mirate: prima con la Delibera n. 50 del novembre 2025 per la prima fase su Cala Finanza, e un mese dopo con la Delibera n. 58 per le aree destinate alla seconda fase, sfruttando le corsie preferenziali della Zona Economica Speciale (ZES).
A questo punto del percorso si innesta il paradosso più sottile, che rivela come la Regione Sardegna non sia un organismo coordinato, bensì un corpo burocratico diviso tra spinte e competenze contrapposte.
Da un lato opera la mano della tutela: gli uffici del settore Ambiente partecipano alla Conferenza di Servizi ed esprimono, coerentemente con i vincoli normativi, un parere tecnico negativo. È la componente legata alla conservazione del paesaggio, che solleva le dovute barriere a protezione del litorale.
Dall’altro lato, tuttavia, si muove la mano autorizzativa e di programmazione strategica, strettamente allineata con i piani di sviluppo e la gestione della transizione energetica decisi dai vertici della Giunta Todde. Quando la variante adottata dal Comune viene trasmessa a Cagliari per la fondamentale Verifica di Coerenza con il PPR — l’atto in cui la Regione detiene un potere di veto assoluto capace di azzerare i titoli urbanistici del privato — questa seconda componente istituzionale sceglie l’inerzia.
Lasciando scadere i termini perentori di legge senza emettere alcun decreto formale di incoerenza, l’atto viene abbandonato in un limbo burocratico. Non è stata una dimenticanza, è un esempio della fisiologica e drammatica prevalenza dell’indirizzo politico dello sviluppo economico basato su logiche esterne, sulle più legittime istanze di tutela dei propri stessi uffici.
La pericolosità di questo sdoppiamento emerge nel momento del contenzioso. L’ufficio legale che è chiamato a firmare i ricorsi contro i poteri sostitutivi attivati da Roma risponde inevitabilmente all’indirizzo politico della Giunta Regionale. Di conseguenza, le battaglie legali intraprese dalla RAS non possono fare altro che scivolare in puri tecnicismi formali di ripartizione delle competenze e dei confini istituzionali tra Stato e Regione, venendo svuotate di quella forza incisiva e sostanziale sul merito paesaggistico che solo un tempestivo e fermo decreto di incoerenza urbanistica avrebbe potuto garantire a monte.
Se andiamo a guardare i semplici fatti, l’esigenza della politica regionale di perseguire la sua linea di “sviluppo” prevale sulla tutela del territorio anche all’interno degli stessi uffici regionali, contravvenendo al mandato verso i cittadini e il territorio e smentendo ogni affermazione fatta in pubblico dalla Presidente della Regione Sardegna.
Una Resistenza Soffocata
Di fronte a questo piano diabolico, la comunità territoriale non è rimasta inerte. Le opposizioni locali si sono unite a quelle istituzionali e degli enti preposti, repentine, documentate e durissime. Gli attivisti, i residenti e i banchi della minoranza consiliare hanno sollevato eccezioni tecniche, evidenziando le pesanti criticità che un simile assetto avrebbe riversato sul territorio.
Nelle osservazioni depositate sono stati messi a nudo gli impatti devastanti sulla viabilità costiera, l’alterazione irreversibile del profilo paesaggistico e, soprattutto, la pressione insostenibile che il complesso d’élite e la successiva infrastrutturazione industriale avrebbero esercitato sulle risorse idriche e sulle reti di un borgo che vive di equilibri molto delicati.
Tuttavia, questo sforzo di resistenza si è scontrato contro un autentico muro di gomma.
L’amministrazione comunale ha tirato dritto, respingendo ogni rilievo tecnico e liquidando il dissenso come un semplice elemento di disturbo rispetto a un iter già preconfezionato nei tempi e negli obiettivi, mentre gli organi decisionali della Regione facevano orecchie da mercante per evitare possibili ritorsioni economiche da parte delle società proponenti.
L’Origine del Danno: Chi C’era in Aula?
Se l’intervento del governo centrale ha trovato spazio per inserirsi, le ragioni della sua efficacia vanno cercate nella profonda fragilità etica e politica della delibera locale su cui si è appoggiato. Esaminando i documenti ufficiali, è impossibile non notare che tra il momento della nascita di Tavolara Bay (2022), l’ingresso nel suo consiglio di amministrazione di Alberto Biancu (prima come consigliere nel 2023, poi come amministratore delegato nel febbraio 2024) e l’avvio delle delibere nel 2025, la sequenza temporale è impeccabile.
Il quadro si completa se si guarda alla composizione della Giunta del Comune di Loiri Porto San Paolo. Tra le poltrone siede infatti un assessore con delega al Turismo, nominato direttamente dal Sindaco Lai: il geometra Riccardo Biancu. L’assessore comunale e l’Amministratore Delegato della multinazionale che sta pianificando il mega-resort e la riconversione energetica dei terreni agricoli sono fratelli.
I verbali d’aula consegnano alla storia un notevole dettaglio: l’assessore Riccardo Biancu era fisicamente presente alla discussione della Delibera n. 50 del novembre 2025, l’atto con cui il Comune ha approvato il progetto della Tavolara Bay. Sebbene non avesse diritto di voto in quanto assessore, la sua sola presenza in aula rappresenta una palese violazione delle norme sul conflitto di interessi.
L’articolo 24, comma 2 del regolamento comunale, specchio dell’articolo 78 del TUEL nazionale, impone infatti l’obbligo tassativo di astenersi e di allontanarsi dall’aula non appena sussista una correlazione immediata e diretta tra l’oggetto della delibera e gli interessi specifici di parenti entro il quarto grado.
In questa architettura, gran parte della responsabilità politica ricade sulla figura del Sindaco. L’assessore Biancu è un membro della squadra di governo scelto e delegato per esclusiva volontà del primo cittadino. Permettere che un proprio delegato presenzi alla discussione di un atto che favorisce direttamente la società del fratello configura una precisa e ineludibile responsabilità del Sindaco, il cui silenzio assume il valore di un avallo politico insostenibile. Roma non ha fatto altro che inserirsi in una breccia aperta a Loiri dall’interno, in contravvenzione delle leggi di trasparenza e imparzialità.
Le Leve del Diritto per Invalidare l’Atto
L’avvocato ritiene che conoscere la complessità di questo sistema non significa doversi arrendere al fatto compiuto. Al contrario, l’ordinamento giuridico offre ai cittadini e ai comitati strumenti precisi per colpire l’intera impalcatura del progetto societario, partendo proprio dal vizio d’origine della delibera comunale.
La violazione dell’obbligo di allontanamento dall’aula inficia la legittimità dell’atto, creando una crepa strutturale capace di travolgere retroattivamente l’intero procedimento. Per attivare questa possibilità, la comunità può muoversi contemporaneamente su più direzioni.
Una prima strada passa per l’Autorità Nazionale Anticorruzione: un esposto formale all’ANAC, che metta a specchio le visure camerali del Registro Imprese con i verbali di presenza dell’esecutivo comunale, obbliga il Responsabile della Prevenzione della Corruzione del Comune ad aprire un’istruttoria interna sull’attività della Giunta Comunale. Parallelamente, la medesima documentazione può essere inviata al Prefetto, quale organo di vigilanza, costringendo la Prefettura a chiedere immediati chiarimenti formali al Sindaco sulla regolarità delle delibere adottate.
La via più efficace per bloccare i lavori resta tuttavia quella del ricorso giurisdizionale davanti al TAR Sardegna. I comitati e i cittadini che hanno un interesse qualificato sul territorio possono inserirsi nei giudizi già pendenti (come quello della Regione Sardegna) attraverso un atto di intervento ad adiuvandum. Se i giudici del TAR accertano che la variante urbanistica è nata da un percorso deliberativo viziato dalla presenza dell’assessore in aula, l’atto decade, privando il resort d’élite e la Porto San Paolo Farm della loro base urbanistica, bloccando così anche l’assedio dei pannelli solari sui terreni circostanti.
Infine, rimane aperta la via dell’esposto alla Procura della Repubblica. Nonostante l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, l’autorità giudiziaria conserva il pieno potere di indagare se la tempistica della costituzione della società agricola, il rastrellamento dei suoli e i passaggi d’aula nascondano altre fattispecie di reato, dal traffico di influenze illecite fino alla lottizzazione abusiva o ai reati ambientali.
La Responsabilità Speculare della Comunità
I documenti offrono le armi tecniche per combattere questa battaglia, ma l’intera vicenda di Cala Finanza impone una riflessione più profonda sul significato della cittadinanza attiva.
Nelle ultime settimane la risposta della comunità è stata straordinaria. La petizione popolare ha superato le 10.000 firme, portando la questione all’attenzione del dibattito nazionale italiano. I residenti hanno compreso il pericolo di un territorio trasformato in un’enclave di lusso stretta nella morsa della speculazione energetica; si sono mobilitati, hanno fatto rete, hanno programmato presidi come quello del prossimo 1° luglio e passeggiate di consapevolezza sul territorio. Questo è il volto autentico della Sardegna che resiste e che riconosce il valore sovrano del proprio “Logu”.
Esiste però un rovescio della medaglia che va guardato in faccia con assoluta, persino dolorosa onestà intellettuale. Rileggendo il programma politico con cui il Sindaco Lai ha chiesto il voto nel 2022, o il Bilancio Sociale con cui ha chiuso la sua precedente amministrazione, non vi è traccia alcuna di un simile progetto di stravolgimento costiero. I cittadini oggi si dicono giustamente traditi da decisioni calate dall’alto da un ristretto gruppo di persone.
Ma la maturità democratica di un popolo non può limitarsi alla toppa d’emergenza applicata all’ultimo minuto. Alcuni dei cittadini che oggi si attivano per salvare la costa e le campagne dall’assedio del silicio e del cemento sono gli stessi che, fidandosi, hanno inserito la scheda nell’urna consegnando le chiavi del Comune a questa amministrazione. I cittadini hanno avallato, alcuni con il proprio voto, alcuni con una rassegnata indifferenza, la nascita di una maggioranza che ha poi scelto di affidare il governo del territorio ad attori esterni direttamente legati ai grandi portatori di interessi privati.
Il caso di Loiri Porto San Paolo non è unico in Sardegna e adesso è molto chiaro a tutti quanto una situazione del genere possa essere pericolosa e replicabile.
La tutela dell’ambiente non comincia quando vengono erette le recinzioni e si inizia ad abbattere i ginepri. Comincia molto prima: il giorno in cui si decide da chi farsi rappresentare, valutando le storie, la credibilità e i legami di chi chiede il consenso. Finché l’opposizione della cittadinanza sarà vissuta come una reazione allergica del territorio e non come un esercizio preventivo di vigilanza, che va esercitata anche al momento del voto, il nostro territorio rimarrà vulnerabile.
Cala Finanza si può e si deve salvare, ma che questi avvenimenti servano da lezione per il futuro: il primo e più potente vincolo paesaggistico si firma sulla scheda elettorale e si fonda sulla partecipazione volontaria dei cittadini all’operato dei propri amministratori.


