Eolico a Ittiri: il NO dei Vigili del Fuoco svela le contraddizioni del Comune sul progetto “ALAS”
Mentre sulla BESS l’amministrazione comunale ha alzato le barricate con perizie ostative, sulla variante eolica della RWE a Monte Unturzu l’ufficio tecnico ha dato via libera senza prescrizioni. A fermare (per ora) il cavidotto da 66 MW è stato il parere contrario dei Vigili del Fuoco, che hanno rilevato normative abrogate e gravi omissioni di sicurezza.
Una vittoria tecnica, non politica
Il 2 ottobre 2026, lo Sportello Unico per le Attività Produttive ed Edilizia (SUAPE) dell’Unione dei Comuni del Coros ha adottato la Determinazione n. 88/2026, firmando il preavviso di rigetto (ex art. 10-bis L. 241/90) per la variante progettuale presentata dal colosso energetico RWE Renewables Italia S.r.l.
La decisione riguarda l’impianto eolico denominato “ALAS” (66 MW autorizzati dalla Regione Sardegna con Determinazione RAS n. 49 del 22 gennaio 2024 nei territori di Ittiri e Villanova Monteleone).
La notizia della sospensione temporanea dell’iter (dovuta al preavviso di rigetto ex art. 10-bis) potrebbe apparire come l’esito di una vittoriosa opposizione istituzionale. Tuttavia, l’esame analitico dei documenti di conferenza di servizi rivela che il progetto non è stato frenato dalla politica locale o da obiezioni ambientali degli enti comunali, ma unicamente dalle contestazioni vincolanti del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Sassari in materia di sicurezza antincendio.
Cos’è la “Variante” e perché rappresenta lo snodo strategico dell’impianto
Per comprendere il peso della Determinazione n. 88, occorre mettere a fuoco l’oggetto dell’istanza presentata da RWE nel luglio 2026.
La multinazionale ha richiesto l’approvazione di una “variante non sostanziale” tramite Procedura Abilitativa Semplificata (PAS), riguardante: La modifica del tracciato di un cavidotto interrato ad Alta Tensione (AT) della lunghezza di 260 metri. La realizzazione di infrastrutture e apparecchiature elettromeccaniche per la connessione provvisoria tra la sottostazione dell’impianto e la Stazione Elettrica della Rete di Trasmissione Nazionale (RTN) 380 kV “Ittiri” di Terna S.p.A., situata al km 17 della SS 131 Bis.
L’azienda ha rubricato l’opera come “opera accessoria e funzionale” che non altera il numero dei 20 aerogeneratori né la potenza complessiva di 66 MW. Ma sul piano della sostanza economica ed operativa, questo cavidotto di 260 metri costituisce la condotta vitale dell’intero impianto. Senza il completamento di questo raccordo e il relativo benestare di esercizio, l’energia prodotta dalle pale non può essere immessa in rete. Bloccare la variante di connessione equivale, di fatto, ad impedire la messa in funzione commerciale del parco eolico.
Il confronto con la BESS: due pesi e due misure nella gestione del territorio
L’aspetto più critico della vicenda emerge dal confronto tra la condotta tenuta dal Comune di Ittiri di fronte a due diversi progetti d’impatto energetico sul proprio territorio:
Il precedente della BESS “Su Dragone” (Thiesi Solar S.r.l.): Di fronte all’ipotesi di un impianto di accumulo elettrochimico da 470,4 MW su quasi 10 ettari agricoli in località Nos de Chercu, il Comune e il Sindaco hanno condotto un’azione di contrasto politico e amministrativo. L’Ufficio Tecnico comunale ha redatto una corposa relazione di osservazioni ostative indirizzata al Ministero dell’Ambiente (MASE), contestando il consumo di suolo e il danno paesaggistico. Un’azione coordinata che ha contribuito al diniego definitivo dell’opera da parte delle autorità centrali e regionali.
La posizione sul parco eolico “ALAS” (RWE): Di fronte alla variante eolica, la risposta istituzionale è stata opposta. Il 27 agosto 2026, il Settore Tecnico-Manutentivo del Comune di Ittiri (a firma del Responsabile Geom. Francesco Meloni) ha espresso PARERE FAVOREVOLE all’intervento.
Nel documento comunale, l’amministrazione prende atto passivamente delle asseverazioni fornite dai tecnici della società, limitandosi a dichiarare la conformità urbanistica dell’opera senza formulare alcuna prescrizione integrativa, alcuna riserva a tutela del paesaggio e alcun rilievo sulla vicinanza ad aree faunistiche sensibili. Il Comune ha scelto di muoversi attivamente per bloccare la BESS, ma ha concesso il proprio assenso formale al cavidotto dell’impianto eolico RWE.
Monte Unturzu e la tutela del Grifone (Gyps fulvus): un vuoto di valutazione
L’area interessata dalle opere del progetto “ALAS” insiste nei pressi di Monte Unturzu, un rilievo d’importanza strategica per la sopravvivenza del Grifone (Gyps fulvus), l’unico rapace spazzino autoctono rimasto in Sardegna. Il quadrante tra Ittiri, Villanova Monteleone e Bosa-Planargia ospita le ultime e più preziose colonie nidificanti dell’isola.
Il quadro normativo e di tutela violato dall’assenza di prescrizioni:
Direttiva Uccelli (2009/147/CE): Il grifone è inserito nell’Allegato I, che impone agli Stati membri misure speciali di conservazione dell’habitat per garantire la sopravvivenza e la riproduzione della specie nel suo intervallo di distribuzione.
Legge Nazionale n. 157/1992: L’articolo 2 annovera il grifone tra le particolarmente protette, sanzionando penalmente la distruzione degli habitat e le alterazioni che ne minaccino la presenza.
Convenzione di Berna: Inclusione nell’Allegato II (specie faunistiche rigorosamente protette).
I Progetti Europei di Ripopolamento: La Sardegna ha beneficiato di ingenti finanziamenti comunitari attraverso i progetti Life Under Griffon Wings e il successivo Life Safe for Vultures, finalizzati proprio a mitigare i rischi di origine antropica (elettrocuzione, avvelenamento, collisione).
La letteratura scientifica e i precedenti nell’isola (come nei casi delle prescrizioni regionali imposte per le infrastrutture aeree nella Nurra e nel Marghine) dimostrano che le pale eoliche e i cavidotti di raccordo ad alta tensione rappresentano un fattore di mortalità diretto per i grandi rapaci, incapaci di manovrare rapidamente in presenza di ostacoli o cavi in quota.
La criticità rappresentata dalle infrastrutture eoliche per l’avifauna è stata di recente richiamata anche da testimonianze diffuse sui social: la divulgatrice Pilly Polly ha recentemente mostrato in un video girato presso l’impianto eolico di Monte Grighine gli effetti devastanti dell’impatto diretto di un grifone con le pale in funzione. Il caso del Monte Grighine rappresenta un precedente concreto e documentato di ciò che rischia di accadere a Monte Unturzu, a dimostrazione che le preoccupazioni delle associazioni e dei comitati non sono allarmismi astratti.
Nonostante i rischi documentati per i grandi rapaci nelle aree interessate da tali impianti, il parere espresso dal Comune di Ittiri il 27 agosto non riporta indicazioni o prescrizioni per la tutela dell’avifauna a Monte Unturzu.
Le 7 falle progettuali: la bocciatura dei Vigili del Fuoco
A determinare la chiusura negativa della Conferenza di Servizi è stata esclusivamente la nota Prot. 18535 del 10/09/2026 con cui il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Sassari ha confermato il proprio PARERE CONTRARIO.
L’istruttoria tecnica ha fatto emergere una progettazione carente sotto il profilo della sicurezza antincendio e ambientale:
Applicazione di normativa abrogata: La valutazione del rischio incendio presentata da RWE è stata redatta basandosi sui criteri del D.M. 10 marzo 1998, fonte normativa non più vigente e superata dalle recenti disposizioni del Codice di Prevenzione Incendi.
Errata classificazione delle macchine elettriche: Incoerenza tra la classificazione del progetto e il quantitativo effettivo di liquido isolante dichiarato (in violazione del D.M. 15 luglio 2014).
Indeterminatezza delle distanze di sicurezza: Mancanza di indicazioni chiare negli elaborati grafici e nella relazione tecnica sulle distanze di rispetto.
Muro parafiamma non identificato: Omessa indicazione della funzione tecnica e degli elementi separati dal muro parafiamma.
Incongruenze sulla rete idranti: Contraddizioni numeriche tra la planimetria e le relazioni tecniche.
Assenza di documentazione per i sistemi di allarme: Mancata dimostrazione del rispetto dei requisiti di rivelazione incendio.
Assenza delle vasche di contenimento del liquido isolante: Negli elaborati grafici non sono state rappresentate le vasche di contenimento dell’olio né i relativi dettagli costruttivi.
A queste criticità si sommano le irregolarità riscontrate dal MIMIT (Ispettorato Territoriale Sardegna), che ha segnalato la presenza di una dichiarazione asseverata incompleta e l’assenza dell’Atto di Sottomissione (nota Prot. 184595 del 29/07/2026), oltre ai disservizi tecnici del portale regionale SUAPE che hanno paralizzato i termini procedurali ad agosto.
Gli scenari futuri: la necessità di un monitoraggio civico
Il provvedimento n. 88/2026 non chiude definitivamente la partita. Trattandosi di una determinazione con valore di comunicazione dei motivi ostativi (ex art. 10-bis L. 241/90), la società RWE Renewables Italia dispone di 10 giorni di tempo dalla notifica per presentare integrazioni o memorie difensive. Qualora la ditta riesca a sanare i rilievi dei Vigili del Fuoco, il procedimento potrebbe riaprirsi.
La vicenda del progetto «ALAS» consegna una lezione chiara alle comunità locali: la guardia non va mai abbassata, neppure quando un sindaco o un’amministrazione si proclamano pubblicamente «contro la speculazione».
Le dichiarazioni d’intento e le prese di posizione di facciata non offrono alcuna garanzia se non sono accompagnate da una verifica stringente e continua sull’operato effettivo delle amministrazioni comunali. La vigilanza e la pressione popolare non devono calare di un millimetro di fronte ai proclami politici: la vera tutela del territorio non si misura sulle parole dei sindaci pronunciate nei comizi o nei video social, ma su come vengono gestite le situazioni concrete negli atti ufficiali.
Ringraziamo Raffaele PiKereddu per la vignetta di copertina.


